In questi giorni, al festival della canzone italiana ( state già ridendo, vero ?) si è visto, come ospite, Carlo Verdone, che faceva promozione all’ultimo film “Grande, Grosso e… Verdone”.
E qui la domanda sorge spontanea ( da piccolo vedevo “Mi manda Lubrano”, e mi è rimasto stampato in mente, che infanzia barbosa ma priva di truffe che ho avuto ): ha senso fare dei sequel a distanza di anni di film che sono entrati nella storia popolare dell’Italia ?
Personalmente,dico di no. In questi ultimi anni, per la crisi di creatività del cinema italiano, i produttori si sono aggrappati al sequel come ad un’ancora di salvezza.
Ma non sono riusciti affatto a salvarsi: tutti i sequel, spesso annunciati in pompa magna, hanno ottenuto magri successi, e anche se, magari, hanno ottenuto discreti incassi, il pubblico non li ha considerati nemmeno accostabili agli “originali”.
E le cause di questo si trovano facilmente: un film, come qualsiasi opera d’arte, è figlio del momento, e quel momento è irriproducibile.
Er Monezza è figlio degli anni ‘70 tutti “cazzotti e risate”, in cui la violenza assumeva un tono fortemente fumettistico, mentre oggi la violenza, quella nuda e cruda, priva di significato e slegata dal fatto, ti viene sbattuta in faccia giorno per giorno. E poi senza Bombolo che senso avrebbe?
Oronzo Canà è figlio del calcio del barone Liedholm, un calcio considerato ancora sport, e su cui si poteva ancora scherzare ( anche se nel film si vede benissimo che le cose stavano per cambiare, in peggio).
Verdone “alla vecchia maniera” non ha senso senza che sia circondato da quei totem della sora Lella o Mario Brega, che contribuivano a dare un tono “familiare” al film.
Tutto questo non si può riprodurre, e anzi, si dovrebbe tutelare, impedendo queste operazioni puramente commerciali.











Tristissima l’apparizione al festival. Viva Verdone vecchia maniera.
Da: Albs su 03/02/2008
alle 8:47 pm
Sono perfettamente d’accordo con te. E` veramente triste vedere certi sequel. Non hanno senso. Sono decontestualizzati e ripropongono una comicità che non ha più senso.
Che tristezza
Da: fripp su 03/03/2008
alle 12:10 pm
Parole sante… spesso i sequel hanno anche l’effetto di risultare una parodia dei protagonisti stessi, conseguenza triste… lasciate certe pellicole all’immortalità cinematografica senza blasfemi prosegui.
Anche il festival è un sequel in real time con un 72enne Baudo che biasima se stesso…
Da: Bedrosian Baol su 03/04/2008
alle 11:56 am